Tutto è nato da un’idea condivisa tra amici storici, uniti dalla passione per il mondo orticolo e dalla voglia di costruire qualcosa di concreto, innovativo e utile. Non era solo un sogno, ma il desiderio di portare competenza e tecnologia in un settore spesso trattato in modo tradizionale. Da quella visione iniziale, coltivata nel tempo con entusiasmo e determinazione, nel 2019 è nata Aerolight Srl, una società pionieristica con l’obiettivo di sviluppare soluzioni biotecnologiche chiavi in mano per migliorare la produzione agricola in modo etico, sostenibile e tecnologicamente avanzato.
Il percorso, però, non è stato lineare. All’inizio ci siamo affidati a un personaggio che si è presentato come esperto del settore, salvo poi rivelarsi completamente inadeguato. Abbiamo creduto in lui, abbiamo investito, abbiamo firmato, abbiamo preso rischi enormi e ci siamo ritrovati con strutture non idonee, moduli sottodimensionati e una fideiussione personale pesantissima sulle spalle dei soci fondatori. Una situazione che avrebbe potuto chiudere il progetto già nei suoi primi passi.
In quella fase, per tenere in piedi il progetto, abbiamo fatto praticamente di tutto. Di notte, fuori dalla ditta, nel piazzale, pulivamo l’argilla espansa e toglievamo le radici con l’idropulitrice, pezzo dopo pezzo. A volte caricavamo sul furgone i sistemi idroponici a vasche e li portavamo al lavaggio automatico delle auto, perché la lancia aveva più pressione della nostra. Non c’erano squadre esterne o soluzioni facili: c’eravamo noi, il materiale da sistemare e la volontà di non far collassare il progetto.
A un certo punto abbiamo davvero toccato con mano cosa significhi vedere un progetto che ami trasformarsi in un problema enorme, quasi ingestibile. È stato uno di quei momenti in cui capisci di essere arrivato a quello che senza esitazione possiamo definire l’ultima spiaggia. Non c’erano più margini per sbagliare, non c’erano scorciatoie, non c’era spazio per l’improvvisazione. O si trovava una strada reale, oppure tutto rischiava di crollare, insieme agli sforzi e ai sacrifici di anni.
Ed è proprio da lì che abbiamo trovato la forza di ripartire. Con orgoglio, testardaggine e voglia di rivincita abbiamo rimboccato le maniche, rielaborato i moduli, fatto revamping tecnico, corretto gli errori e trasformato un problema in un percorso di crescita. Abbiamo smantellato il container praticamente da zero, riprogettando gli impianti su CAD, rifacendo i layout interni, studiando la parte illuminotecnica e ribilanciando clima, fertirrigazione e gestione degli spazi per ottenere finalmente una struttura davvero performante. Abbiamo lavorato giorno e notte per mesi, spinti da una sola idea: Aerolight non poteva morire così. Quella fase ha definito il nostro modo di lavorare e il nostro modo di intendere l’impresa.
Con il tempo abbiamo costruito una realtà solida, capace di sviluppare moduli di coltivazione a impatto ambientale nullo, privi di substrato e dotati di sistemi di fertirrigazione, climatizzazione e illuminazione completamente controllati e monitorabili da remoto. Non più solo un progetto da difendere, ma una piattaforma tecnologica concreta su cui costruire nuovi step di crescita.
Da lì abbiamo iniziato ad aprirci verso l’esterno, collaborando con aziende sul territorio nazionale e avviando progetti anche all’estero, tra cui Malta e Repubblica Ceca, fino ad avere call lavorative alle Isole Cayman. In questo percorso abbiamo incontrato realtà diverse, costruito relazioni e amicizie di ogni tipo: tecniche, professionali e umane. Ognuna di queste collaborazioni ha aggiunto qualcosa al modo in cui oggi intendiamo il growing engineering e il rapporto con i nostri partner.
Nel 2023 Aerolight ha avviato una collaborazione con l’Università di Firenze, Dipartimento di Biologia Vegetale, progettando e sviluppando laboratori di coltivazione e rafforzando il ponte tra ricerca scientifica e applicazione industriale.
Nel 2024 abbiamo raggiunto un traguardo di grande valore tecnico e simbolico: la progettazione e realizzazione del primo impianto nazionale per un soggetto giuridico privato in formato vertical farm per canapa terapeutica ad uso medicale, conforme allo standard farmaceutico europeo EU-GACP-GMP, con una potenza superiore a 120 kW. Un risultato che ha segnato un vero punto di svolta nel nostro percorso.
Sempre nel 2024 abbiamo avviato lo sviluppo dei brand Super Salad e Pure. Local. Yours., con prototipi pensati per la coltivazione direttamente nei punti vendita e moduli dedicati all’educazione scolastica in ambito agritech. Perché crediamo che il futuro dell’agricoltura non sia solo tecnologia, ma anche cultura, formazione e capacità di portare l’innovazione vicino alle persone.
Alla fine, la differenza la fa sempre la capacità di non mollare quando tutto sembra perduto.
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